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Dimmi bel giovane
giovedì 10 novembre 2005





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Dimmi bel giovane

Dimmi bel giovane,
onesto e biondo:
dimmi la patria
tua qual è
tua qual è.

Adoro il popolo,
la mia patria è il mondo,
il pensier libero
è la mia fé
è la mia fé.

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora.

Addio mia bella
casetta addio,
madre amatissima
e genitor
e genitor.

Io pugno intrepido
per la Comune,
come Leonida
saprò morir.

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora.

Note:

L. Settimelli ha avuto il pregio di raccogliere questo canto a Lastra Signa (Fi) attraverso Donato Settimelli il quale ricorda di averlo conosciuto dopo la guerra del 1915-18. In effetti il brano non è riportato in alcuna stampa di canzonieri anarchici o socialisti d’inizio secolo consultati; né lo riporta il Canzoniere Sociale che dal secondo dopoguerra è forse il canzoniere anarchico più completo. Nella discografia degli anni ’70 è riportato, come autore del testo, un "anonimo"; altri ancora fanno risalire, erroneamente, il testo a Pietro Gori. Per fare finalmente e definitivamente chiarezza sulla vera origine del canto bisognerà attendere lo studio di Franco Bertolucci ("Anarchismo e lotte sociali a Pisa. 1871-1901", Pisa, BFS, 1988) che riporta alla luce alcuni fatti storici di indubbio interesse. Fra questi il canto che oggi è noto col titolo "Dimmi bel giovane" che altro non è se non una poesia dell’internazionalista pisano Francesco Bertelli, stampata nel 1873 presso la tipografia Citi, dal titolo "Dimmi buon giovine. Esame d’ammissione del volontario alla Comune di Parigi". Dunque il testo è stato scritto in ricordo della Comune di Parigi del 1871 e solo successivamente è stato stampato. Il testo della poesia è molto più lungo e articolato (ventidue strofe) rispetto a quello tramandato (di sole quattro strofe), con il ritornello ("La casa è di chi l’abita un ladro chi l’ignora. La terra pei filosofi è di chi la lavora") un po’ modificato ma profondamente diverso nel significato politico che è l’incipit della poesia del Bertelli.

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