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Di anno in anno ognuno di noi ha vissuto le tappe di
questo posto, spesso sincronizzate con le proprie, qualcuno fin
dall’occupazione dei 1992, qualcuno più tardi. Queste mura di cartongesso,
pregne di umidità e pezzi di storie personali, trasudano amori, rabbie,
gioie, andirivieni di incontri-scontri, momenti di intenso fervore, altri
dà inceppi motori + o - temporanei.
Quando si occupò
il 18 gennaio ’92, era forte la caratterizzazione
territoriale. Molte le persone che si ritrovavano nell’allora
Centro Sociale Occupato Autogestito Torre Maura, che non
a caso prendeva il nome dalla borgata in cui nasceva: in parte il
proseguimento di una storia cominciata negli anni ’80 in Via dell’Aquila
Reale e continuata, dopo lo sgombero nell’89, nell’ex scuola
plurisgomberata di Via dei Colombi; in parte genesi di un nuovo "ciclo
storico". Le attività erano varie: da quelle + "artistiche" alle
iniziative + "politiche"; da quelle in solidarietà con gli indiani
d’America o con nuove occupazioni, a quelle antifasciste, anticlericali o
sul carcere. Tutto si svolgeva nell’ambito di un contesto conviviale tra
tentativi di palestra, ping pong, biliardino e cucina comune tutte le
sere, anche con la partecipazione attiva di
immigrati.
A varie difficoltà, provocazioni e incendi
fascistoidi, incursioni di guardie e figuri istituzionali, si aggiungevano
differenziazioni interne. Da un lato si rafforzava la volontà di
autogestione in senso propriamente libertario come applicazione pratica di
un pensiero, negante potere e gerarchia, da estendere alla società.
Dall’altro non mancavano i tentativi di manipolazione politica
riformistici e autoritari, o il qualunquismo di chi si accontentava di un
rifugio social-ricreativo alternativo prima dell’assimilazione nel "mondo
del lavoro". Mentre il numero degli occupanti
diminuiva era sempre ferma la convinzione di non scendere a compromessi
con le istituzioni e di non cedere al ricatto della trattativa comunale
che stava spezzando la solidarietà tra le numerose occupazioni nate negli
anni precedenti , tantomeno si era allettati dalle svolte mercificatorie o
dalle politiche di autoreddito che cominciavano a far capolino intorno. Si
andavano sviluppando discussioni sui limiti del centro sociale nella
radicalizzazione di pensiero e pratica rivoluzionari ed emergeva la
volontà di intraprendere nuovi percorsi, concretizzatasi nel passaggio in
cui si chiudeva l’esperienza "centro sociale".
Nell’aprile del 1996 fu
lanciato un appello alle realtà anarchiche romane con cui si avevano da
sempre rapporti, per ridiscutere insieme della gestione e delle attività
future in questo spazio ora definito specificatamente anarchico e
patrimonio del movimento stesso. La volontà era quella di realizzare un
progetto collettivo nell’unica occupazione anarchica esistente allora a
Roma e che per le sue caratteristiche aveva un grande potenziale per lo
sviluppo di varie e molteplici propositività a carattere
libertario.
Diversità di visione e incomprensioni non
si fecero attendere e determinarono avvicendamenti vari, comunque le
iniziative proseguirono nell’Ateneo Libertario, nello
Spazio Liberato, nello Spazio Occupato.
Fino all’ulteriore scelta, nel 1998, di renderlo anche spazio abitativo,
in cui le nuove conoscenze implicavano nuovi non facili confronti sul
piano "esistenziale" e "politico". Il discorso sulla "liberazione
animale", prima vissuto ad un livello molto personale, si estendeva e si
socializzava in iniziative specifiche contro lo sfruttamento animale e la
vivisezione, accanto ad altre contro il carcere o in solidarietà con il
popolo Mapuche, e a presentazioni di libri e riviste di matrice anarchica
e libertaria (etc.)
Assolutamente non marginale la
passione per l’espressione musicale, da sempre caratterizzante, che ha
portato allo sviluppo di una rete di rapporti basati sull’amicizia e la
solidarietà, superando la separazione dei ruoli tra "occupanti" e
"musicisti", tra "ludico" e "politico", tenendosi ben fuori dai circuiti
commerciali dello "starsystem antagonista" e preferendo
al divertimento-merce il gratuito godimento. Tanti incontri ed
esperienze.... Ci siamo entusiasmati, rallegrati, rallentati, accelerati,
spesso incazzati... e ancora continuiamo, a vivere la realtà
che ci circonda cercando di liberarci dei residui di cui siamo
inevitabilmente contaminati: affinché il libero confronto prevalga sulle
ottuse tendenze al pettegolezzo e sulle occasionali prevaricazioni,
rigettiamo (sul)l’ipocrisia della politica riconfermando il senso politico
nella schiettezza dei rapporti interindividuali .Torre Maura
Occupata 2003: ancora uno spazio che, nella nostra disomogeneità,
vogliamo sempre condividere con tutti coloro che nelle proprie proposte si
relazionino sinceramente in maniera libera e antiautoritaria.
24-25 gennaio 2003
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